lunedì 8 giugno 2009

Non vuole essere un autoelogio

Svolgo la mia attività di formatore, meglio coach, da parecchi anni. Ho un metodo, a detta di alcuni, un pò strano di esercitare quella che per me è la cosa più bella che possa esistere, fare formazione. Con il tempo ti abitui alle critiche e agli elogi. Però, alcune volte, rimani colpito da semplici frasi che ti danno una carica bestiale. Riporto intergralmente la e-mail scritta da un partecipante al mio corso di alcuni mesi fa. Leggendola ho pensato: "Questo c'è già di suo, io posso aver messo solo un pò di zucchero a velo sulla torta"

Ave Pez,
Ti ringrazio per la cortesia di avermi riportato il giubbino.
Questo però é solo un pretesto per manifestarti la mia gratitudine per i bei giorni trascorsi insieme a Rimella, e sopratutto per le utilissime nozioni apprese.
Anche se il gatto nero é sempre in agguato, i risultati di vendita relativi al periodo post-corso sono stati ottimi, e buona parte di ciò é dovuta ai tuoi insegnamenti.
Salutissimi a tutti, e Hasta la Victoria Siempre (con o senza motocicletta)

Continua l’allenamento, se si vuole, per cambiare qualcosa che non ci aggrada.

Sono le azioni, le cose che facciamo e non quello che diciamo che ci rendono più o meno soddisfatti.
Alcuni passaggi
Ricercare la diversità con frasi e concetti espressi verbalmente.
Ricercare qualcosa che ci possa distinguere per dare un valore al nostro essere, meglio, se riconosciuto dagli altri.
Tutto questo, per avere la sensazione di avere una personalità che ci rende distinguibili.
Ci reputiamo diversi, pensiamo di avere caratteristiche che altri non hanno, vogliamo dare un tono e un senso di unicità al nostro io. Se ascoltiamo attentamente quando qualcuno parla di se, è difficile trovare differenze tra l’uno e l’altro.
Vado al dunque.
Siamo in coda in strada con qualche migliaio di automobilisti, qual è la diversità? L’auto, il colore, il modello, l’autista, alto, grasso, pettinatura, forse però l’avete già vista, camicia a collo alto o basso, dipende dal momento di mercato, ecc.
Cosa rimane come fatto? Sono tutti in coda! L’azione è uguale. Tutti, seppur diversamente attrezzati, compiono la stessa azione. Gli orari sono un esempio più diretto. L’inizio e la fine della giornata sono “in contemporanea”. Dove risiede la vera diversità? Risiede in quello che si fa! Non in quello che si dice, si espone. Il cambiamento, è sul modo di agire, sulle azioni. Cambio il mio stato mentale se modifico il mio modo di fare il mio atteggiamento. Il contrario, parlo del cambiamento, filosofeggio sul termine ma, nella sostanza trac, clonato. Le uniche armi che posso usare per rendermi diverso sono parole, dichiarazioni d’intenti, aspetto esteriore. Purtroppo, però, diverso non lo sono. Lo stile di vita che adottiamo, è l’indicatore di ciò che siamo. Proviamo a pensare alle tappe temporali dell’individuo. Crescita, maturità, declino. Ad ogni tappa attribuiamo eventi, ad ogni evento assumiamo un atteggiamento mentale. Divertimento, preparazione del proprio futuro, mantenimento dell’acquisito per il riposo finale. Il risultato è omogeneo. In compenso, quando ci accorgiamo del nostro tram tram quotidiano, iniziamo a scaricare le nostre paturnie tramite i nostri eroi. I nostri eroi ci fanno emozionare, dicono e fanno cose che a noi piacerebbe fare ma non ne abbiamo il coraggio perché incanalati nel consueto. Riporto una dichiarazione di Fromm che, credo, possa offrire qualche spunto. "Soltanto il vecchio, il comprovato, è sicuro; o, perlomeno sembra così. Ogni nuovo passo comporta il pericolo di un fallimento, ed è qui che va ricercato uno dei motivi per cui la gente ha tanta paura della libertà.
Quindi, cominciamo ad orientarsi verso il mondo dando inizio al processo di scavarci una nicchia in esso, cominciamo a provare il desiderio di avere cose: abbiamo nostra madre, nostro padre, abbiamo fratelli, giocattoli; più tardi acquistiamo conoscenza, una mansione, una posizione sociale, una moglie, figli, e poi ci troviamo ad avere una sorta di vita futura, e ce la garantiamo acquistandoci un posto al cimitero, provvedendoci di una assicurazione sulla vita e vergando le nostre "ultime volontà". Tuttavia, nonostante la sicurezza dell'avere, la gente ammira coloro che hanno una visione del nuovo, che aprono una strada insolita, che hanno il coraggio di andare avanti. Nella mitologia, questa modalità di esistenza è simbolicamente rappresentata dall'eroe. Se ammiriamo questi eroi è perché abbiamo la precisa sensazione che il loro modo di essere è quello che vorremmo far nostro, beninteso se potessimo. Ma poiché abbiamo paura, crediamo di non poterne seguire l'esempio, perché soltanto gli eroi possono affrontare queste imprese. Gli eroi divengono idoli: trasformiamo su di essi la nostra capacità di muoverci, dopo di che restiamo dove siamo - "perché noi non siamo eroi".
Bene! Se decidiamo di cambiare dobbiamo impegnarci ad uscire dalle abitudini comuni, da ciò che abbiamo sempre fatto. Ecco cosa s’intende per passaggio difficile nel cambiamento. Ma si sa, ciò che facciamo o abbiamo, non vogliamo perderlo, allora, perché cambiare? Perché volere cambiare senza rispettare il termine? Perché voler cambiare con tentativi e passi incerti? Perché non dire una volta per tutte: Questo è ciò che voglio e sono disposto a tutto? Ma, mistero! Però, in cuor nostro, sappiamo bene il perché!

mercoledì 3 giugno 2009

Prosegue "l'allenamento"

Prosegue l'allenamento solo se abbiamo mantenuto quanto trascritto nella puntata precedente.


Il caldo comincia a farsi sentire, quindi, siamo facilitati dall'operazione alimenti. Diminuiamo tutto quello che è proteina animale. Iniziamo con frutta e verdura. Mangiamone quanta ne vogliamo, dal mattino a sera. Considerato che le giornate sono lunghe prendetevi una pausa con attività motoria. Camminate con il vostro passo e pensate a ciò che avete fatto e detto durante il giorno. Preparatevi un piano per il giorno successivo. Se è vostra intenzione cambiare qualcosa, faccende di lavoro o di vita privata, cominciate a fissare chiaramente cosa volete. Le domande più semplici sono: Cosa voglio ottenere? Perché? Il perché è importante! Per adesso non fate piani, create la vostra visione di ciò che volete ottenere e perché. Camminate, camminate! Alla prossima...

giovedì 21 maggio 2009

Invito

Vi aspetto, il profumo della pasticceria alza gli animi, ma può "dilatare" il corpo! Clicca qui:

http://www.rpopus.it/index.php?option=com_content&task=view&id=74&Itemid=58

martedì 19 maggio 2009

Darwin, Seneca, l'evoluzione

Considerato che l’argomento Darwin è piaciuto, (mi sono arrivate e-mail, si è dibattuto sul blog e si è commentato su facebook), continuo i punti di sospensione, per cambiare occorre …
Il processo di cambiamento deve essere preso in considerazione solo se quello che facciamo, ci procura solo dei disagi. Se state bene con voi stessi leggete, meditate e utilizzate la vostra visione di vita per aiutare gli altri. La gioia dell’esistenza non va mai tenuta in riserbo, va manifestata. Attenzione ad un altro elemento. Non sempre vogliamo togliere quello che ci impedisce di vivere più serenamente, anteponiamo un atteggiamento mentale pessimistico perché, sotto sotto, ci piace avere un pò di sfiga. Volete la prova? Ecco! Provate ad esprimere ad una persona la vostra considerazione positiva su di un fatto nel quale è stata protagonista. Esempio: - Sei stato in gamba a fare quella cosa, ti porterà solo vantaggi! Il vostro interlocutore vi risponde così: - Sì però ci sono alcune cose che non mi vanno bene … Sì però ho dovuto perdere …! Questa è la prova che avere un po’ di sfiga da vendere e da esibire piace. Vogliamo essere rincuorati e coccolati senza dirlo esplicitamente (forse); oppure, anteponiamo la sfiga come scaramanzia, mah!, chi ci capisce!?
Riprendiamo il discorso.
Se abbiamo deciso di cambiare, per togliere i disagi che l’attuale modo di fare ci procura, iniziamo con piccoli passi. Non ci sono medicine, corsi full immersion che ci possono aiutare. L’allenamento costante ci porta ad assumere atteggiamenti mentali diversi. Ci hanno insegnato che possiamo dimagrire dormendo se assumiamo una determinata pillola, poco sforzo, tanta resa. Cazzate incredibili. Lo sforzo e la perseveranza non si potranno mai sostituire a niente.
Quello che riporto non dovete metterlo in discussione, agite e basta. Questo, non perché è la verità assoluta e non voglio che usiate il vostro cervello, ma semplicemente perché sarà il risultato finale che sentenzierà la riuscita di questa “ricetta”.
Al mattino ci si sveglia 15 minuti prima del solito. Svegliamo il nostro corpo e la nostra mente con entusiasmo. Come? Salutatevi chiamandovi per nome e rivolgetevi la prima affermazione e domanda che aprirà la vostra giornata di impavido guerriero: - Ciao Roberto! Quali questioni ho da risolvere oggi?
Preparate una buna colazione, frutta, yogurt, caffè. Non lavate le stoviglie utilizzate. Scegliete un percorso alternativo per raggiungere la vostra attività. Valutate tre possibilità di percorso. Se lavorate sotto casa, camminate all’edicola più lontana per acquistare il giornale. Iniziamo con questi semplici ingredienti, il resto, lo vedremo passo passo. Se è vostra intenzione iniziare, ricordate che la perseveranza nell’adottare un nuovo modo di fare è indispensabile. Senza costanza non si ottiene un bel niente. Abbozzare tentativi è deleterio, ne va della vostra autostima. Alla prossima ….

giovedì 14 maggio 2009

Ho incontrato Seneca

Il colloquio con questo personaggio è stato breve ma chiaro.
A lui ho chiesto cosa significa essere equilibrati. Risposta: -Il saggio non si lascia mai prendere la mano dalla buona fortuna abbattere da quella avversa!
La mia replica, volutamente pungente ma tipica, è stata: - Filosofia, tutte cose belle da dire ma nei fatti!
Seneca mi ha freddato rispondendomi così:- La filosofia insegna ad agire, non a parlare!
Dopo l'incontro mi sono rivolto domande alle quali devo dare una risposta: -Perchè mi esalto e mi deprimo? Perchè mi piacciono e condivido le massime ma, nella pratica, non agisco? Quale è il vero freno?

martedì 12 maggio 2009

Ho sognato Darwin

Personalmente definisco questi sogni “causa di ciò che penso durante il giorno”.
Ultimamente sono impegnato nel discutere il termine cambiamento. Un termine che a me non piace ma, a quanto pare, è usato. Usato, detto e ridetto, ma la difficoltà è proprio la sua interpretazione. Ognuno interpreta il termine sulla base di ciò che è disposto a cambiare. Ecco il primo errore. Normalmente cambiamo nelle cose di facile attuazione, che non implicano uno sforzo, cambiamo quelle cose o atteggiamenti che non ci tolgono la finta sicurezza acquisita. Nel cambiamento, la paura di perdere ciò che si ha, è il freno più potente che c’è; l’azienda Brembo, nota per la qualità del suo sistema frenante, non riesce ancora ad eguagliare questa prestazione.

Darwin, prima di parlarmi della sua teoria, mi richiama all’osservazione. Per capire osserva, ascolta ciò che l’uomo, nella stragrande maggioranza, tende a fare.
Cosa ho notato?
Ho notato come le persone parlino del successo di altri, ammirano le loro gesta, apprezzano le loro parole, fantasticano sul come possono aver fatto, si affascinano sul loro atteggiamento e, alla fine della grande pensata esordiscono dicendo: “Si però sono stati fortunati!” Sembra che la fortuna sia il motivo che a permesso il successo di alcuni. Tutto questo avviene nei bar, nei punti di ritrovo, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, ecc. Queste persone, mentre si intrattengono e spendono il loro tempo a pensare alle gesta di altri, sono assumono una postura rilassata, adottano un linguaggio da competenti in materia e assumono un atteggiamento del tipo: “Io so, come gira il mondo!” Spettatori a vita!

Perdono il tempo in supposizioni, critiche, ammirazione e meraviglia. Intanto, nello stesso momento, c’è qualcuno che fa, si dedica, rischia, decide di riuscire.
Vivono la loro condizione nella speranza che qualcosa possa cambiare, non decidono di modificare il loro modo d’agire, ma aspettano che attorno a loro qualcosa possa sostituire la propria incapacità di pianificare il cambiamento desiderato, per ottenere ciò che desiderano. Il gratta e vinci è solo un esempio. Desideri tanti, aspettative di più. Si sentono privati dalla “fortuna”, fortuna che a volte è passata, ma per paura e ottusità è stata respinta. Così, da vecchi, con la copertina sulle ginocchia, baciati da un sole pallido di primavera, magari a Sanremo, potranno dire: “Se avessi fatto …”
Darwin non mi ha convinto sull’evoluzione della specie. Credo che l’uomo abbia le carte in regola per decidere il proprio cambiamento come e quando vuole. Il freno, è nella sua testa o meglio, quello che ha dentro. Cambiare non significa cambiare l’abito, cambiare significa cambiare pelle, e questo, fa male! Cambiare è faticoso, la fatica è solo la paura. Osare, rischiare veramente, rinunciare, avere nemici che con soddisfazione remano contro, tagliare i ponti con ciò che si è sempre fatto, rimanere soli, giudicati, criticati.
Cambiare è fare tutto il contrario di ciò che fino ad oggi si è fatto. Se lo sforzo richiesto è troppo e non si vuole iniziare la lotta, non ci si deve lamentare per le cose che si desiderano, la frustrazione è una faccenda complicata. Per cambiare occorre …